La strada antica che sale verso Porta Rosa nel parco archeologico di Velia
La strada antica che sale verso Porta Rosa nel parco archeologico di Velia. Foto: Ziegler175 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sulla costa cilentana, nel territorio di Ascea, un promontorio oggi lontano dalla linea del mare custodisce i resti di una delle città più affascinanti della Magna Grecia. Si chiamava Elea, i Romani la chiamarono Velia, e il suo nome è legato a una delle scuole filosofiche che hanno segnato il pensiero occidentale. Da Giungano il parco archeologico dista circa 41 km: una gita comoda da fare in mezza giornata o da abbinare a qualche ora al mare.

Una città fondata da esuli

Elea fu fondata intorno al 540 a.C. da coloni greci di Focea, città della Ionia sulla costa dell'attuale Turchia. I Focei avevano lasciato la loro patria sotto la pressione dei Persiani e, dopo varie vicende nel Mediterraneo, si stabilirono su questo tratto di costa. Erano un popolo di navigatori e commercianti, e la città crebbe grazie ai traffici marittimi. Elea mantenne a lungo lingua e tradizioni greche, anche dopo essere entrata nell'orbita di Roma. Oggi il sito fa parte dei Parchi archeologici di Paestum e Velia e, dal 1998, del patrimonio mondiale UNESCO, insieme al Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a Paestum e alla Certosa di Padula.

Parmenide, Zenone e la scuola eleatica

Il nome di Elea è inseparabile da quello di Parmenide, il filosofo che qui visse e insegnò tra il VI e il V secolo a.C. Nel suo poema "Sulla natura" affrontò in modo radicale il tema dell'essere, ponendo le basi di un modo di ragionare che avrebbe influenzato Platone e buona parte della filosofia successiva. Il suo allievo più noto fu Zenone di Elea, celebre per i paradossi con cui difendeva le tesi del maestro, come quello di Achille e la tartaruga. La scuola eleatica ha reso famosa questa piccola città in tutto il mondo antico, e camminare tra le strade dove questi pensatori hanno vissuto dà alla visita un fascino particolare, anche per chi di filosofia sa poco.

Porta Rosa e il percorso di visita

L'ingresso si trova nella parte bassa, vicino all'antica linea di costa. Da qui si attraversano i resti del quartiere meridionale, con edifici di età romana e un complesso termale, per poi imboccare una strada lastricata in salita. Lungo la via si incontrano le terme ellenistiche fino ad arrivare a Porta Rosa, il monumento più noto del parco. Portata alla luce l'8 marzo 1964 dall'archeologo Mario Napoli, che le diede il nome della moglie, è datata al IV secolo a.C. ed è un raro esempio di arco a tutto sesto nell'architettura greca. Costruita con conci di arenaria, funzionava come viadotto tra le due alture naturali della città, mentre la strada passava al di sotto. Qualche tempo dopo l'arco fu chiuso e l'intera struttura finì sepolta, forse per una frana, ed è anche per questo che è giunta fino a noi.

L'acropoli e il panorama

Proseguendo si sale all'acropoli, sulla punta occidentale del promontorio. Qui convivono epoche diverse: le tracce della città greca, il teatro che sfrutta il pendio naturale della collina, rimaneggiato in età romana, e gli edifici medievali che dominano ancora oggi la sommità, cioè la torre di età angioina e la piccola cappella detta Palatina, dove sono raccolte iscrizioni antiche. Dall'alto lo sguardo spazia sulla piana e sulla costa: è il punto ideale per una pausa prima di scendere.

Consigli per la visita

Il percorso è in gran parte all'aperto e in salita, con tratti di basolato antico: servono scarpe comode, acqua e protezione dal sole. Le ore del mattino o il tardo pomeriggio sono le più piacevoli, soprattutto in estate. Orari, biglietti ed eventuali aperture straordinarie cambiano durante l'anno: verificateli sul sito ufficiale dei Parchi archeologici di Paestum e Velia prima di mettervi in viaggio. Dopo la visita potete scendere verso la costa di Ascea per un bagno, oppure rientrare con calma verso nord.

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